Corriere della Sera | La startup che coniuga lavoro e vacanza.

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Riuscire a coniugare lavoro e vacanza è il sogno di molti. Con il lavoro agile e lo smart working per il quale bastano un pc, una scrivania e una connessione internet, il desiderio di tanti può divenire realtà. Si parla sempre più spesso di workation (che deriva dai termini anglosassoni “work”, lavoro, e “vacation”, vacanza) un cambio di mentalità nelle modalità di lavoro e che obbliga a ripensare gli spazi ed anche i luoghi turistici.

A puntare alla possibilità di lavorare in una meta turistica, con un ufficio vista mare o montagna, è la startup Smace. Nata dall’idea di Andrea Droghetti e Marta Romero due giovani consulenti che nell’estate 2020, dettata dalle restrizioni del Covid-19, hanno sperimentato un nuovo modo di lavorare. Praticare smart working in luoghi di interesse.

Lavorare nel giardino di Ferrara, dalla baita in montagna o a due passi dalla spiaggia ha innalzato il loro benessere psico-fisico ed ha permesso di ritrovare l’equilibrio vita-lavoro che nella quotidianità delle giornate in città avevano perso. Da qui, l’intuizione di creare un servizio che aiuti le aziende e i lavoratori ad organizzare soggiorni di workation durante tutto l’anno. Coniugando la flessibilità lavorativa alla scoperta delle bellissime località sul territorio italiano.

L’idea di business diventa quella di portare dipendenti, singolarmente o in gruppo, in località d’interesse immerse nella natura. Specialmente nei periodi meno frequentati dal turismo tradizionale .
Smace ha un triplice scopo: il benessere psico-fisico delle persone, la maggiore produttività delle aziende e la loro capacità di attrarre talenti e la riduzione della stagionalità a cui sono soggette molte delle strutture ricettive nazionali.

In Smace la parola d’ordine è flessibilità – spiega Andrea Droghetti, Ceo della startup – la durata minima è 1 notte e il prezzo del soggiorno workation cala  proporzionalmente all’aumentare della permanenza dell’ospite (non c’è una durata massima). Questa regola generale può avere eccezioni nel caso di strutture private come le grandi tenute ma è sempre segnalata sulla pagina dedicata della struttura sulla piattaforma”.

La piattaforma è semplice ed intuitiva. Si accede e si valutano le opzioni disponibili e si sceglie la struttura preferita all’interno di un portfolio di proposte selezionate e verificate dal team di Smace. I requisiti richiesti alle strutture per entrare nella rete vanno dall’essere facilmente raggiungibili e vicine a punti d’interesse, posizionate in un ambiente rilassante e dotate di servizi quali connessione Internet veloce, sale meeting, possibilità di fare sport. A questi si aggiungono altri servizi offerti gestiti dalla struttura e legati al territorio oppure erogati da Smace o da altri provider e attinenti i temi della formazione e del team building.

“Abbiamo attualmente una ventina di location nel nostro network. Le richieste di adesione sono tantissime. Il processo di  selezione, anche in virtù dei requisiti sopracitati, richiede un certo tempo, ma pensiamo di arrivare all’estate con almeno  50 strutture convenzionate. La zona inizialmente più dinamica è stata senza dubbio l’Italia centrale, Toscana e Umbria sono state da subito  particolarmente interessate al progetto”.

Quali gli obiettivi futuri? “Durante l’estate porteremo alla luce una app SMACE per usufruire al meglio dei servizi – ammette il Ceo di Smace – Nel 2022 pensiamo di espandere la rete di strutture ricettive anche in altri paesi europei (il servizio è già pensato per  essere erogato ad utenti internazionali presso le strutture italiane). Stiamo valutando l’apertura di una linea di business dedicata alla pubblica amministrazione dove raccogliamo spazi di  coworking indipendenti e di valore per dare la possibilità ai dipendenti pubblici di lavorare al meglio e più vicino a casa. Stiamo inoltre valutando la possibilità di avviare un servizio su abbonamento con il pagamento di una quota  fissa mensile per assicurarsi di lavorare sempre nelle migliori location”.

Articolo di Corriere della Sera. Link all’articolo

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